di Luca Ciampi


Una brutta Lazio apre male la stagione 2023-2024 perdendo miseramente a Lecce per 2-1.

Un solo dubbio c’era alla vigilia dell’incontro, ovvero chi avrebbe sostituito Milinkovic Savic. Il dilemma di mister Sarri era se affidarsi all’usato sicuro (Vecino) piuttosto che al nuovo che avanza (Kamada). Alla fine, la scelta è ricaduta sul samurai giapponese che, pur concedendo chili e centimetri rispetto al sergente, avrebbe potuto garantire dinamismo ed esperienza. Una soluzione che doveva consentire a Luis Alberto di esprimere liberamente il suo talento e trovare quelle magiche linee di passaggio ad innescare il tridente composto, per l’occasione, da Zaccagni e Felipe Anderson ai lati di Immobile. Ha sorpreso, ma non più di tanto, la scelta di Patric dal 1’ in sostituzione del più quotato Casale al fianco di Romagnoli.

Le scelte del tecnico toscano si sono rivelate inizialmente esatte: difesa tosta e gol del vantaggio al primo vero affondo conseguito proprio sull’asse Luis Alberto – Immobile. Ma la Lazio, si può dire, è stata tutta qui. Per il resto del primo e per tutto il secondo tempo, infatti, la squadra non è quasi mai stata in campo, così come spesso è accaduto in passato. Non sono bastati nemmeno i cambi (Vecino per Kamada, Isaksen per Felipe Anderson e Pedro per Zaccagni) per rianimarla. L’unico sussulto si è registrato pochi istanti prima del tracollo biancoceleste, quando Pedro è riuscito ad offrire il match ball a Immobile che si è visto respingere sulla traversa dal portiere avversario il tiro a botta sicura che avrebbe chiuso la partita. Ed invece, nel rispetto della legge “gol sbagliato, gol subito”, la Lazio ha subito un uno-due micidiale da parte dei salentini che hanno ribaltato meritatamente il risultato, in ragione di una partita giocata meglio sotto ogni punto di vista.

Tuttavia non è la sconfitta di per sé a preoccupare ma la sensazione viva che, rispetto al passato, nulla sia cambiato nonostante gli sforzi di mercato. La squadra, infatti, è apparsa presuntuosa, a tratti nervosa (battibecco Luis Alberto – Zaccagni nel primo tempo) con alcuni interpreti più concentrati a glorie personali piuttosto che pensare al collettivo. Ne è un esempio l’errore clamoroso di Lazzari al primo tempo che, anziché servire un meglio piazzato Zaccagni solo davanti alla porta, ha cercato un’improbabile gol, centrando il portiere avversario dopo l’unica vera sgasata della sua modesta partita. Sono errori che in un campionato equilibrato come la serie A italiana non sono accettabili. Inoltre, la difesa (o la fase difensiva, come piace definirla ai più esperti) è apparsa fin troppo passiva, capace solo di sganciarsi ed arretrare senza mai aggredire.

Uno spettacolo indecoroso offerto indossando una maglia ancora (colpevolmente) priva di sponsor davanti a più di mille supporter laziali, giunti da Roma a riempire il settore ospiti dopo aver affrontato una delle trasferte più lunghe e difficili del nostro campionato.

Adesso, il mister e la squadra hanno il dovere di reagire e di far capire che quanto capitato in terra salentina è stato solo un episodio perché questo sarebbe l’unico modo per chiedere scusa ad una tifoseria che di pazienza ne sta avendo fin troppa. Una partita si può perdere, la Lazio non è una corazzata e questo lo sapevamo. Ma scendere in campo con questo atteggiamento non solo è irritante, ma anche poco professionale e rispettoso nei confronti di coloro che affrontano sacrifici pur di non far mancare la loro vicinanza ed attaccamento a questi colori. Per tale motivo, ci si aspetta che prestazioni del genere non accadano più in futuro perché la maglia va onorata sempre. E questo la squadra (tecnico + giocatori) lo deve sapere.

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